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La parola ad Alberto Armani, responsabile del Servizio Antiriciclaggio del Gruppo UBI Banca

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Antiriciclaggio e ComplianceNewsTestimonianze

La parola ad Alberto Armani, responsabile del Servizio Antiriciclaggio del Gruppo UBI Banca

Dopo aver lavorato in KPMG Consulting come senior manager della business unit Risk&Compliance, Alberto Armani approda nel 2012 al Gruppo UBI. Dal 2014 è responsabile del Servizio antiriciclaggio del Gruppo UBI Banca. È lui il protagonista di settembre della rubrica “La parola A”.

Avere la responsabilità dell’area Antiriciclaggio è un ruolo abbastanza delicato. Quali sono le difficoltà a cui si deve far fronte nell’espletamento della funzione?
L’antiriciclaggio è un ambito molto delicato sia per i contenuti sia per i risvolti reputazionali che porta con sé. Il ruolo è molto sfidante e le continue evoluzioni esogene (normativa, mercato) ed endogene (crescita del Gruppo) implicano una forte attenzione all’aggiornamento normativo e allo studio degli impatti, in ambito antiriciclaggio, relativamente ai nuovi prodotti e servizi che richiede il mercato. Se aggiungiamo inoltre la nuova frontiera delle cripto valute, il panorama diventa ulteriormente sfidante ed interessante.

Come cambia la funzione Antiriciclaggio con l’entrata in vigore della IV Direttiva Europea? Come si sta adeguando UBI Banca alle novità introdotte dal legislatore europeo?
Il D.lgs 90/2017 che recepisce la IV Direttiva introduce importanti novità che consentono di definire ancor meglio e regolamentare certi aspetti che risultano fondamentali nell’ambito del presidio del rischio. Penso all’stensione del perimetro dei soggetti obbligati o ai temi di adeguata verifica con le indicazioni in tema di titolare effettivo e PEP. Alla luce di ciò attendiamo anche i provvedimenti attuativi dell’Autorità di Vigilanza, che ci permetteranno sicuramente la “messa a terra” dei nuovi requirements normativi. Su questo fronte, il nostro Gruppo ha già attivato il percorso di adeguamento sia con l’implementazione di soluzioni per quanto in vigore dal 4 luglio scorso, sia con un programma progettuale che traguardi la realizzazione di interventi
con diversa scadenza.

La formazione sembra svolgere un ruolo chiave nell’aggiornamento delle competenze e il relativo adeguamento ai nuovi adempimenti normativi. Lei, ad esempio, ha deciso di investire in formazione scegliendo il Master Anti-Money Laundering della European School of Banking Management. Come e perché la sua scelta è ricaduta sulla nostra business School?
Credo molto nella formazione, soprattutto quella a valore aggiunto. È per questo che personalmente preferisco fare un corso in meno ma ben strutturato, articolato e anche impegnativo, piuttosto che partecipare a percorsi di formazione che non aggiungono nulla al baglio già acquisito. Cercavo appunto un master di specializzazione completo e che mi permettesse di avere confronti anche con le istituzioni esterne. Mi sono informato a lungo, anche confrontandomi con colleghi di altre realtà. La scelta di European School of Banking Management è stata fatta, quindi, in maniera puntuale e proprio perché rispondeva alle mie aspettative.

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