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La parola a Michele Albanese, Direttore Generale della BCC Monte Pruno

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La parola a Michele Albanese, Direttore Generale della BCC Monte Pruno

NEL QUADRO DELLA RIFORMA DELLE BCC, AVETE DECISO DI ADERIRE ALLA CORDATA TRENTINA. QUALI SONO LE MOTIVAZIONI CHE L’HANNO SPINTA IN QUESTA DIREZIONE E QUALI SONO I PRIMI RISULTATI DI QUESTA FUSIONE? 

La Banca Monte Pruno nel quadro della riforma delle BCC ha aderito alla cordata trentina, in seguito ad un percorso molto lungo segnato da rapporti confidenziali e professionali della nostra banca con Cassa Centrale Banca. L’adesione è frutto quindi di rapporti precedenti alla riforma del credito cooperativo. La riforma costituisce una tappa fondamentale nella storia delle BCC, in quanto in seguito a questa riforma le banche sono state “costrette per legge” ad aderire ad un gruppo bancario, sottostante quindi ad una capogruppo. Come ho già più volte ricordato in precedenti interviste, questa trasformazione è avvenuta per legge e non per una libera scelta da parte delle banche.
La riforma ha stravolto il meccanismo di quelle che erano le attività delle banche di credito cooperativo, soprattutto perché snatura quella che è l’attività di banca puramente del territorio, andando un po’ a staccare quelli che sono i legami tra i territorio e la banca stessa, in seguito a tutta una serie di regole e normative che non fanno altro che andare a limitare quella che è l’operatività di suddette banche all’interno del territorio di competenza. 
Per esempio nasce il problema del rispetto della normativa comunitaria: banche come la nostra che operano nel sud Italia si troveranno ad avere le stesse regole relative all’accesso al credito e alla normativa bancaria come le banche che hanno sede in Olanda o a Bruxelles.
Siamo comunque al primo anno di operatività, ed i risultati di questi cambiamenti sono ancora da valutare nella loro completezza, in quanto sono iniziate prevalentemente tutte quelle attività di adeguamento normativo e regolamentare a quella che è una attività di gruppo. È normale che quindi ci siano delle difficoltà, considerando che i nostro gruppo conta 80 banche diverse. 
Per quanto ci riguarda abbiamo iniziato questa nuova sfida con entusiasmo, e ci siamo concentrati nel far si che queste nuove regole non andassero ad incidere sulle regole dell’accesso al credito e sul supporto al territorio ed alle imprese.

LA RECENTE ENTRATA IN VIGORE DELLA V DIRETTIVA COME INFLUIRÀ SULLE ATTIVITÀ IN MATERIA DI ANTIRICICLAGGIO E FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO DELLE BANCHE, IN PARTICOLAR MODO DELLE BCC? 

La nostra banca da sempre ha posto grande attenzione al tema del riciclaggio e del finanziamento, attraverso la formazione continua del personale ed una forte collaborazione con i soggetti preposti ai controlli.
La V Direttiva rafforzerà ancora di più questi legami, perché le banche saranno chiamate ad uno sforzo ancora più puntuale all’interno della normativa anti-riciclaggio. Da parte nostra c’è e ci sarà grande attenzione agli strumenti di alert dell’operatività bancaria, e produrremo una organizzazione ancora più strutturata per garantire la creazione e l’esistenza dei giusti presidi. 

LEI È CONSIDERATO DA MOLTI UN DIRETTORE MOLTO ATTIVO SUI SOCIAL. QUANTO È IMPORTANTE LA PRESENZA NEI SOCIAL NETWORK PER I QUADRI DIRIGENZIALI DEL SUO SETTORE?

La nostra banca è sempre stata molto presente sui social networks, con un ufficio dedicato che si occupa della comunicazione. È normale per una banca come la nostra che opera sul territorio avere una certa presenza nel mercato della pubblicazione, soprattutto per raccontare e per far conoscere all’esterno le attività interne alla banca e tutte le attività sociali che vengono promosse. Personalmente seguo questa attività da quasi un decennio, a dimostrare che le sensibilità per il tema era già molto puntuale già tanti anni fa quando tutti questi strumenti erano meno utilizzati.  La presenza dei quadri dirigenziali è importante perché finisce per dare anche una certa visibilità alla banca e a tutte quelle che sono le attività che dalla banca vengono svolte.

L’ATTENZIONE ALLA FORMAZIONE DEL PROPRIO PERSONALE È UN’ALTRA DELLE PECULIARITÀ DELLA BANCA MONTE PRUNO. QUANTO PESANO LA FORMAZIONE E L’AGGIORNAMENTO SUL BUON FUNZIONAMENTO DELLA “IMPRESA BANCA”?

Dal nostro punto di vista l’attività di formazione non ha mai rappresentato un costo, ma un investimento. L’attenzione alla formazione del personale è un elemento caratterizzante della nostra banca da tanto tempo, anche quando la banca era un istituto con poche decine di dipendenti. La formazione e l’aggiornamento costituiscono oggi due elementi fondamentali dell’impresa bancaria, sia perché la normativa è in continua evoluzione, soprattutto negli ultimi anni. All’interno della nostra banca inoltre alcune delle risorse formate diventano a loro volta docenti: vi è quindi uno scambio di informazioni continue che non fanno altro che innalzare il livello qualitativo della banca. Ad esempio il personale che ha partecipato all’attività di formazione sull’antiriciclaggio ha poi trasferito all’interno della banca le nozioni apprese. Questo modello di formazione e condivisione delle conoscenze ci consente trasferire anche a tutti i livelli, anche a quelli più periferici, informazioni, aggiornamenti e conoscenza.

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