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La parola a Giorgio Salvo, già Direttore di Banca d’Italia

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La parola a Giorgio Salvo, già Direttore di Banca d’Italia

Nell’ultimo decennio, dopo l’emanazione della III Direttiva Europea in materia di antiriciclaggio (e in questi giorni è entrato in vigore il decreto legislativo che recepisce in Italia la IV Direttiva), l’attività di collaborazione attiva per prevenire l’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo è diventata sempre più impegnativa, tanto che le banche si sono dovute dotare di norme interne, procedure e strutture organizzative ad hoc. La specificità della materia ha inoltre richiesto l’acquisizione di risorse umane dotate di specifici skill professionali.

Dal punto di vista di un giovane che punta a costruire una propria preparazione professionale in sintonia con le richieste del mercato, ciò può rappresentare una prospettiva interessante nell’ottica di un inserimento occupazionale nel settore del credito. La crisi economica ha tuttavia costretto gli istituti di credito a recuperare margini di redditività tagliando i costi operativi, e tra questi quelli del personale.

Ci siamo dunque chiesti fino a che punto oggi il mercato del lavoro nel settore bancario offra prospettive praticabili ed appetibili e se, in tale ambito, l’implementazione della funzione antiriciclaggio possa rappresentare una chance in più.

Abbiamo posto queste domande al dott. Giorgio Salvo, già Direttore delle sedi di Bari e Trento di Banca d’Italia, che oggi si occupa di controlli antiriciclaggio in banca, collaborando tra l’altro alle attività formative organizzate dall’ESB.

Come si è evoluto il mercato del lavoro nel settore bancario e quali sono le prospettive occupazionali di chi si occupa di controlli?
Appartengo ad una generazione, affacciatasi nel mercato del lavoro nel corso degli anni settanta, per la quale il “posto in banca” era ancora molto ambito, in quanto assicurava stabilità d’impiego e, soprattutto, livelli retributivi sensibilmente più elevati rispetto alle altre categorie di lavoro dipendente. Nel corso del tempo questi vantaggi si sono via via erosi ed oggi lavorare in banca sembra aver perso molto del suo appeal.
Tuttavia, se facciamo un raffronto fra i vari rami lavorativi, si può osservare (dati Istat) che redditi orari reali da lavoro dipendente per gli addetti al comparto credito-assicurazione, pur in presenza di un temporaneo rallentamento dovuto alla crisi, restano sensibilmente più elevati rispetto alla media degli altri settori. I dati della Banca d’Italia ci dicono inoltre che, per le banche italiane, il costo unitario del lavoro si è riportato sui valori antecedenti la crisi.
Ciò che cambia davvero è il numero di occupati, che si è fortemente ridotto. L’introduzione di rilevanti innovazioni tecnologiche e organizzative (ad esempio la riduzione del numero degli sportelli e la diffusione dell’home banking), ha infatti modificato la combinazione dei fattori produttivi all’interno dell’industria bancaria. La complessità dell’attività bancaria si è, inoltre, ulteriormente accresciuta in seguito a sistemi di regolamentazione che, soprattutto dopo la crisi, hanno imposto un salto di qualità nelle funzioni di pianificazione e di controllo aziendale.
Pertanto, nel contesto di un complessivo ridimensionamento del numero degli addetti, si sono ridotte le mansioni meno qualificate e a più basso valore aggiunto (ad esempio gli addetti di sportello), a fronte di una maggiore richiesta di figure professionali orientate alle aree di business, alle funzioni gestionali e a quelle di controllo.
È da ritenere che queste tendenze possano proseguire anche in prospettiva: i mutamenti a cui stiamo assistendo possono essere considerati di natura strutturale e pertanto destinati a perdurare nel tempo. Inoltre, la diffusione delle tecnologie digitali nell’utilizzo dei servizi bancari presenta nel nostro Paese un ritardo rispetto alla media europea: si può quindi ipotizzare che da noi il suddetto processo di razionalizzazione organizzativa potrà durare più a lungo che altrove.

Qual è la funzione dell’antiriciclaggio nel sistema dei controlli interni?
Il sistema dei controlli interni è costituito dall’insieme di regole, procedure e strutture organizzative che mirano a una pluralità di obiettivi: assicurare che vengano rispettate le strategie aziendali, conseguire l’efficacia ed efficienza dei processi aziendali e, di conseguenza, salvaguardare il valore delle attività bancarie.
Quest’insieme di funzioni ricade nella responsabilità degli organi di supervisione strategica e di controllo aziendale (tipicamente consiglio di amministrazione e collegio sindacale), che si avvalgono delle strutture organizzative della banca che fanno capo alla funzione di internal auditing e alle cosiddette funzioni di “secondo livello”, tra cui si annovera – oltre al risk management e alla compliance – anche la funzione antiriciclaggio, cui è attribuito il compito di verificare che le procedure aziendali siano coerenti con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violazione delle norme antiriciclaggio. Compito della funzione è anche quello di identificare le norme applicabili e il loro impatto sulle procedure interne, oltre che di proporre le misure organizzative ritenute necessarie per rimuovere le carenze operative eventualmente rilevate.
La funzione antiriciclaggio, in base alle prescrizioni normative, è dotata di un particolare status che le assicura piena ed effettiva indipendenza nell’ambito dell’organizzazione aziendale. A tal fine, è previsto che si rapporti direttamente al consiglio di amministrazione, sia autonoma dalle funzioni operative, abbia accesso a tutte informazioni aziendali rilevanti e sia dotata di risorse qualitativamente e quantitativamente adeguate.

Come cambia la funzione antiriciclaggio in seguito al recepimento della IV Direttiva Europea?
Il funzionamento della funzione antiriciclaggio è disciplinato dal Provvedimento della Banca d’Italia in materia di organizzazione, procedure e controlli delle banche in materia di antiriciclaggio dell’11 marzo 2011. Si tratta di una normativa secondaria emanata in applicazione del decreto legislativo 231 del 2007 che a sua volta ha recepito la III Direttiva europea. La IV Direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento dal decreto legislativo n. 90 del 25 maggio 2017, entrato in vigore in questi giorni (dal 4 luglio). È da ritenere, quindi, che per sapere come cambierà la funzione antiriciclaggio sotto la nuova direttiva europea bisognerà attendere il nuovo provvedimento attuativo che verrà emanato dalla Banca d’Italia.

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