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Il Rapporto UIF 2024 – Terza parte

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Antiriciclaggio e ComplianceBanca d'Italia - UIF - MEFNews

Il Rapporto UIF 2024 – Terza parte

Criminalità economica e nuove minacce: il lato oscuro del denaro

Terza Parte – Le sfide emergenti per il sistema antiriciclaggio

A cura di Sergio Silvestri

Dopo aver esaminato i numeri nel dettaglio, chiudiamo questa trilogia dedicata al Rapporto UIF 2024 con uno sguardo alle minacce più insidiose che attraversano oggi il sistema finanziario italiano. Perché dietro ogni segnalazione c’è un comportamento, e dietro ogni comportamento rischioso c’è spesso una struttura criminale, più o meno sofisticata.

Le segnalazioni del 2024 non sono solo tante e più accurate: sono anche il riflesso di uno scenario criminale che cambia pelle, adotta nuovi strumenti, si insinua dove la vigilanza fatica ad arrivare. Criptovalute, frodi con fondi pubblici, riciclaggio attraverso circuiti paralleli, crimine organizzato d’impresa: ecco alcune delle minacce più rilevanti rilevate nel rapporto.

Criptoattività: il rischio si fa sistema

La crescita delle segnalazioni riconducibili al comparto delle criptoattività è uno dei fenomeni più marcati nel 2024.
Le operazioni sospette legate a exchange, wallet provider e soggetti attivi nel trading di asset digitali sono aumentate in modo significativo, segnalando non solo un maggiore controllo da parte dei soggetti obbligati, ma anche la crescente sofisticazione dei canali illeciti.

I casi più frequenti includono:

  • conversioni multiple tra cripto e valuta fiat con soggetti opachi;
  • operazioni frazionate sotto soglia,
  • uso di wallet anonimi o decentralizzati (DeFi),
  • impiego di mixer, tumbler e servizi off-chain;
  • transazioni ad alta velocità su conti digitali, spesso con mittenti localizzati in paesi terzi.

Un caso particolarmente significativo segnalato nel 2024 riguarda l’utilizzo di una piattaforma di scambio offshore, priva di licenza europea, attraverso cui un gruppo criminale ha movimentato oltre 2 milioni di euro in stablecoin USDT nel giro di pochi giorni. I fondi sono stati successivamente convertiti in euro tramite una serie di micro-transazioni e accreditati su conti intestati a prestanome, poi ritirati in contante in diversi sportelli ATM di criptovalute nel Nord Italia.

Questi schemi, difficili da ricondurre a un’identità precisa, sono spesso orchestrati attraverso piattaforme non registrate nell’UE o registrate in giurisdizioni a regolamentazione debole. La tracciabilità si complica, e lo sforzo di analisi si sposta sull’interconnessione tra cripto e sistema bancario tradizionale.

La UIF ha più volte richiamato l’urgenza di norme armonizzate a livello europeo e strumenti investigativi specializzati, perché la velocità con cui si muove il crimine digitale richiede una capacità di risposta tecnica senza precedenti. In questo contesto, la nascita di AMLA è attesa come un punto di svolta.

Fondi pubblici e PNRR: obiettivo corruzione

Il flusso di fondi pubblici legato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha acceso un riflettore su una nuova categoria di rischio: l’abuso sistematico delle risorse pubbliche.

Nel 2024, le segnalazioni legate a fondi pubblici hanno riguardato:

  • società create ad hoc per partecipare a bandi,
  • falsa documentazione per ottenere finanziamenti,
  • subappalti fittizi tra società collegate,
  • transazioni anomale su conti aziendali appena aperti,
  • concentrazione di pagamenti in tempi e modalità anomale rispetto alla media del settore.

In alcuni casi, i Comuni stessi – grazie a protocolli sperimentali con la UIF – hanno segnalato tentativi di frode prima dell’erogazione dei fondi. Si tratta di una delle novità più rilevanti dell’anno: l’attivazione di canali diretti tra enti pubblici locali e sistema di intelligence finanziaria. Tuttavia, queste pratiche restano isolate.

La UIF ha rilevato come in alcuni casi le frodi siano state facilitate dalla scarsa vigilanza su soggetti beneficiari e da controlli formali inadeguati. In molti casi, questi flussi sono stati associati a soggetti già noti per legami con organizzazioni criminali. Il rischio è duplice: da un lato si sottraggono risorse alla collettività, dall’altro si rafforza il potere economico delle reti criminali sul territorio, compromettendo la concorrenza e il buon funzionamento del mercato.

Fideiussioni false e crediti anomali: l’inganno legalizzato

Un altro nodo emerso nel rapporto è quello delle fideiussioni false. Le segnalazioni hanno individuato circuiti opachi, con operatori che emettono garanzie prive di reale copertura patrimoniale, spesso utilizzate per accedere a crediti bancari o partecipare a gare pubbliche.

Il fenomeno non riguarda solo soggetti marginali: coinvolge anche intermediari apparentemente regolari, in grado di costruire una narrazione finanziaria credibile, ma fondata su basi fittizie. Le garanzie vengono prodotte su carta intestata, talvolta con firme contraffatte, e inviate in modo da eludere controlli automatizzati.

Nel corso del 2024, la UIF ha tracciato oltre 300 segnalazioni connesse a queste pratiche, spesso collegate a soggetti che operano in più regioni sotto denominazioni leggermente diverse.

In parallelo, sono aumentati i casi di crediti ceduti tra società correlate, a valori gonfiati o incrociati, finalizzati a drogare i bilanci. Queste operazioni consentono alle aziende di presentarsi solide agli occhi di banche e investitori, salvo poi sparire una volta ottenuti i finanziamenti. In alcuni casi, le stesse aziende hanno fatto ricorso a fondi PNRR in modo fraudolento, sfruttando la triangolazione con consulenti compiacenti.

Criminalità organizzata: l’evoluzione della minaccia

Le mafie non riciclano più solo attraverso bar, immobili o concessionarie. Il Rapporto UIF 2024 descrive una criminalità organizzata che ha compiuto un salto di livello, e che ha acquisito strumenti finanziari avanzati.

Oggi la criminalità finanziaria mafiosa:

  • entra nel capitale di imprese in difficoltà,
  • gestisce reti societarie transnazionali con prestanome professionali,
  • si infiltra nei flussi finanziari europei (anche attraverso fondi di investimento),
  • utilizza soggetti interposti con capacità manageriali reali,
  • manipola i flussi tramite banche locali compiacenti o reti estere off-shore.

In uno dei casi più complessi analizzati dalla UIF, un gruppo operante tra Lombardia e Albania ha utilizzato sei società di comodo, tutte formalmente attive in settori diversi (logistica, consulenza, trasporti, edilizia, catering, noleggio auto), per movimentare oltre 15 milioni di euro in tre anni. I fondi, una volta trasferiti in Paesi baltici, venivano successivamente convertiti in criptovalute e infine reinvestiti in immobili e auto di lusso in Italia, intestati a familiari dei membri del clan.

Le segnalazioni più gravi, classificate come rischio molto elevato, provengono spesso da intermediari finanziari che intercettano movimenti ciclici, ricorrenti e opachi tra soggetti apparentemente scollegati, ma che in realtà condividono un disegno unitario. La mappa relazionale creata dalla UIF mostra concentrazioni geografiche in aree dove la pressione investigativa è minore o dove esistono storici insediamenti mafiosi adattatisi all’economia legale.

Conclusione: anticipare, non inseguire

Il messaggio che emerge da questa terza puntata è chiaro: non basta più individuare il reato dopo che si è compiuto. Il sistema deve imparare ad anticipare, intercettare i segnali deboli, costruire alleanze operative.

La UIF ha avviato collaborazioni rafforzate con Guardia di Finanza, Banca d’Italia, Procure e agenzie europee. Ma molto dipende dalla capacità dei segnalanti di mantenere alta l’attenzione, aggiornare le procedure interne, e cogliere gli schemi in evoluzione. Un sistema antifrode è efficace solo se tutti gli attori sono coinvolti e responsabilizzati.

Il 2025 sarà un anno decisivo per l’entrata in funzione dell’AMLA, l’Autorità europea antiriciclaggio con sede a Francoforte. L’Italia dovrà farsi trovare pronta non solo a collaborare, ma a guidare il cambiamento in termini di interoperabilità, digitalizzazione, e condivisione di know-how investigativo. La partita sarà tecnica, ma anche culturale.

Chiude così questa trilogia sul riciclaggio in Italia. Un percorso nei numeri, nelle pratiche e nelle minacce, che racconta un sistema sotto pressione ma anche in crescita.

La lotta al riciclaggio è una sfida senza tregua. E riguarda tutti.

Come Dean della Scuola Italiana Antiriciclaggio e della European School of Banking Management, desidero esprimere il mio apprezzamento più sincero alla UIF e alla Guardia di Finanza per i risultati raggiunti.

I dati, le azioni e le innovazioni documentate nel Rapporto 2024 dimostrano una visione lucida, una capacità operativa crescente e una determinazione concreta nel difendere l’economia legale. L’impegno profuso non è solo un presidio tecnico, ma un presidio di democrazia.

Questa trilogia ha cercato di raccontarlo. Ma il lavoro, quello vero, continua ogni giorno, nelle analisi, nei controlli, nelle indagini. A loro va la nostra gratitudine e la nostra fiducia.

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