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Giochi e scommesse, l’operazione Super Slot della Guardia di Finanza

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Giochi e scommesse, l’operazione Super Slot della Guardia di Finanza

A cura di Sergio Silvestri

Ancora una volta il settore del gaming è al centro di un’operazione della Guardia di Finanza. In questo caso è stato messo in piedi un meccanismo ingegnoso per sfuggire ai controlli, a partire da un database “fantasma”.

Con l’operazione Super Slot le Fiamme Gialle del Gruppo di Bra, in Piemonte, hanno individuato una frode fiscale milionaria nel settore dei giochi e delle scommesse. Sulla scia di una verifica condotta dall’Agenzia delle Entrate di Cuneo – è scritto in un comunicato della Guardia di Finanza – venivano segnalate alla Procura della Repubblica di Asti plurime ipotesi di reato, riconducibili a una serie di operazioni societarie straordinarie realizzate da tre soggetti residenti nell’albese, soci e rappresentati legali di numerose realtà imprenditoriali riconducibili a una holding familiare italiana, con l’illecito intento di abbattere gli utili generati dalla lucrosa attività nel settore dei giochi.

Lo schema illecito, attraverso operazioni di trasferimento di rami d’azienda e fusioni per incorporazione, consentiva di attribuire un valore esorbitante a un asset immateriale (un software database), nel corso delle indagini rivelatosi inesistente. Questo asset veniva rivalutato sensibilmente a ogni operazione straordinaria successiva, per importi da 6 a 9 milioni di euro, legittimando un corposo e illecito abbattimento dell’imponibile, così come definito dalla normativa fiscale vigente. Il bene immateriale inesistente, infatti, dopo aver esaurito il proprio processo di ammortamento contabile, in ragione del quale l’imponibile annuale veniva fraudolentemente abbattuto, subiva un’ulteriore rivalutazione patrimoniale, propedeutica alla realizzazione di una successiva operazione straordinaria, all’esito della quale il soggetto incorporante perpetuava lo stesso schema criminoso, ridimensionando nuovamente il risultato d’esercizio nelle successive annualità.

Tale schema “a cascata” è stato ripetuto in più occasioni, coinvolgendo quattro diverse società, tutte riconducibili alla famiglia di imprenditori.

Gli investigatori sottolineano che l’attività di Polizia giudiziaria, effettuata anche attraverso l’esecuzione di diverse perquisizioni, esami peritali e accertamenti patrimoniali, ha permesso di confermare l’impianto accusatorio ipotizzato dall’Autorità giudiziaria e sequestrare il denaro frutto dell’evasione fiscale. In parte il denaro era già stato reinvestito in titoli di Stato, azioni e altri prodotti finanziari, per più di 3 milioni di euro, e ripartito tra i conti correnti delle società interessate, dei soci amministratori e del commercialista delle imprese coinvolte.

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