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Gaming: il settore a rischio di riciclaggio

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Gaming: il settore a rischio di riciclaggio

A cura di Joseph Malvisini

Ritorniamo su un tema molto caro agli operatori di gioco, la classificazione ad alto rischio del settore, secondo gli schemi di Banca Italia, che produce dirette conseguenze nella ordinaria operatività dei punti di vendita e dei medesimi concessionari.
Riprendo il tema, da un punto di vista differente: le azioni e misure che i Concessionari di gioco adottano per prevenire il rischio di riciclaggio di denaro.
Direi di partire da un dato ufficiale della Unità di Informazione Finanziaria, nel report 2021 gli operatori di gioco hanno rappresentato il 13.8% del totale. Ovviamente il contributo più ampio è ascrivibile agli operatori bancari (istituti di credito e Poste) nonché ad altri operatori come Istituti di Moneta Elettronica ed Istituti di Pagamento.
Gli operatori di gioco hanno effettuato 7.659 segnalazioni di cui 4.357 nel II semestre.
Quindi poniamo in evidenza il progressivo aumento, nel corso degli anni, dell’attività di prevenzione, con un progressivo rafforzamento delle funzioni antiriciclaggio ed un perfezionamento dei sistemi di transaction monitoring.
Un contributo decisamente importante, che si associa agli altri controlli da sempre in essere, reputazionali, sistemi di indicatori di rischio, analisi della rete dei punti di vendita. Punti vendita che non ci stancheremo mai di ricordare che, rispetto ad altri settori, per poter operare sono sottoposti al vaglio delle Forze di Polizia, subordinando il rilascio od il diniego della Licenza di Pubblica Sicurezza agli esiti positivi delle verifiche.
Nonostante gli sforzi e dei numeri decisamente incoraggianti, nonostante il contributo sia molto più elevato di altri settori (la percentuale del contributo alla partecipazione attiva del comparto dei professionisti è del 7.6%) la naturale circolazione del contante, connaturata alla intrinseca operatività del gioco, fa ancora considerare il settore a rischio alto.
Tale classificazione ha portato alcuni istituti di credito nel rispetto delle proprie policies e di un approccio basato sul rischio a inibire l’apertura di nuovi rapporti con operatori di gioco, oppure, in altri casi ad interrompere i rapporti in essere. Tale aspetto è stato giustificato con il diretto richiamo alle disposizioni di Banca Italia o da motivazioni di natura etica.
Rispetto al primo punto, nulla abbiamo da eccepire rispetto alla libera decisione degli istituti di credito di come gestire gli operatori di gioco, vogliamo solo ricordare come la stessa Unità di Informazione Finanziaria abbia da qualche tempo mutato il suo approccio verso gli operatori di gioco proprio evidenziando nel corso degli anni, l’inversione di tendenza con l’importante contributo nel processo segnalatorio.
Sul secondo punto assolutamente non vogliamo, né abbiamo la mera capacità, di affrontare un dibattito etico. Ricordiamo solo come il comparto, operi sulla base di una regolare licenza da parte dello Stato (Agenzia delle Dogane e Monopoli, sulla base di una specifica gara e prerequisiti di partecipazioni reputazionali ed economici molto rigidi) e che contribuisca con il gettito fiscale alle ricchezze del Paese. In aggiunta esistono specifici interventi volti a prevenire il gioco patologico.
Quindi, riconosciamo la valenza di ogni posizione, solamente ne volevamo aggiungere un’altra.

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