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Brick Broken, quando la fiduciaria viene usata per il riciclaggio

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Brick Broken, quando la fiduciaria viene usata per il riciclaggio

A cura di Sergio Silvestri

Lo schermo delle fiduciarie, in alcuni casi, può essere essere utilizzato per scopi illeciti. È di questi giorni la notizia che i Finanzieri del Comando provinciale di Rimini con l’operazione Brick Broken hanno scoperchiato un meccanismo artificioso con il quale una fiduciaria sanmarinese avrebbe consentito il riciclaggio di ingenti somme di denaro: sono stati sequestrati oltre 7milioni 600mila euro.
Secondo la ricostruzione degli investigatori tutto è partito dal fallimento di un gruppo societario in provincia di Rimini, costituito da dodici società attive nel settore dell’edilizia residenziale che sottofatturavano, secondo quanto riportato dagli inquirenti, la vendita degli immobili ricevendo dai clienti milioni di euro in nero.

I soldi – come ha spiegato la Guardia di Finanza in un comunicato – venivano versati a una banca di Rimini; alcuni funzionari di questa, alla stregua degli spalloni del secolo scorso, attraversando il confine hanno portato il denaro in una fiduciaria di San Marino. La fiduciaria provvedeva successivamente a depositare le somme in un suo conto presso una banca locale, dalla quale partivano bonifici verso un conto corrente attivo nella banca riminese e intestato sempre alla fiduciaria sanmarinese per far rientrare i soldi in Italia opportunamente “schermati”. Da questo conto i soldi venivano investiti in obbligazioni della banca riminese.

Per gli investigatori le operazioni erano documentate da ricevute fatte ad hoc per impedire la riconducibilità dei soldi agli illeciti fiscali posti in essere dagli indagati, a capo del fallito gruppo edile. Il meccanismo consentiva di celare il flusso monetario illecito che appariva del tutto estraneo agli artefici della ingegnosa frode, quale mero trasferimento di fondi della fiduciaria da un conto estero a un conto italiano. La Guardia di Finanza sottolinea che “il coinvolgimento della banca locale ha giocato un ruolo di particolare rilievo: il presidente pro-tempore del Cda della banca ha ricoperto, nel contempo, la carica di presidente del Collegio sindacale della principale società fallita e quella di consulente fiscale di fatto dell’intero gruppo di imprese, consentendo all’Istituto di credito di beneficiare, tra l’altro, anche dei fondi occulti, investiti prevalentemente in obbligazioni emesse dalla stessa banca e, dunque, direttamente destinati a finanziare l’attività bancaria del medesimo istituto”. In questo modo, “i soldi così camuffati – si è accertato un flusso di oltre 20 milioni di euro – sono stati sottratti illecitamente al fallimento del gruppo riminese, intervenuto nel 2017, andando a determinare grave pregiudizio ai creditori e all’Erario”.

fonte: Ufficio Stampa Guardia di Finanza

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