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Analisi di Bilancio (prima parte)

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Analisi di Bilancio (prima parte)

A cura di Massimo Ferracci

Prima parte

LA CORRETTA ANALISI DI BILANCIO QUALE MOTORE DELLO SVILUPPO DI UN’AZIENDA. UN ESERCIZIO DI
GRANDE INTERESSE PER LA RAPPRESENTAZIONE DEL PROFILO DI RISCHIO AML

Il bilancio di esercizio è un modello di rappresentazione della realtà aziendale: si compone di due prospetti
contabili (stato patrimoniale e conto economico) e di una nota esplicativa destinata a far capire i valori dei
prospetti contabili (nota integrativa).
I soggetti che redigono il bilancio secondo le regole Ias/Ifrs presentano anche il rendiconto finanziario che è
il prospetto che evidenzia il risultato dell’analisi per flussi.
I dati del bilancio possono essere letti per capire la realtà aziendale o possono essere variamente elaborati al
fine di esaminare aspetti particolarmente rilevanti di gestione mediante opportune rielaborazioni dei dati e
confronti di vario genere con altri bilanci della stessa azienda o di altre.
L’analisi del Bilancio, con lo scopo di cogliere le inefficienze strutturali dell’azienda e porvi immediato rimedio,
canalizzando le decisioni imprenditoriali di gestione verso le vie tracciate dai risultati dell’analisi, va eseguita
per la sopravvivenza stessa dell’impresa sul mercato, o quantomeno per impedire la drastica riduzione degli
attuali margini di profitto e di quote competitive.
Usciranno invece inevitabilmente fuori dal mercato le aziende guidate da imprenditori che, per incapacità,
non hanno saputo cogliere e superare le patologie aziendali immediatamente dopo il loro verificarsi,
adeguandosi anche all’evoluzione del sistema economico: non hanno saputo cioè indirizzare le proprie scelte
di gestione sui criteri dettati da un’attenta analisi di Bilancio. In sostanza, gli imprenditori devono migliorare
la loro azienda non per gli altri, ma soprattutto per se stessi.
Le analisi possono tendere ad accertare diversi aspetti della gestione, aspetti che sono comunque fra loro
interconnessi e comunicanti. Si hanno quindi analisi reddituali, analisi finanziarie e analisi patrimoniali.
La distinzione, che non è mai assoluta, riguarda gli aspetti fondamentali della gestione aziendale.
La gestione dell’azienda, concepita come sistema istituito e gestito dall’uomo per il soddisfacimento in modo
diretto o indiretto dei suoi bisogni, si presenta suddivisa in quattro fasi, fra loro collegate, e che consistono:
– nell’acquisizione dei mezzi finanziari (finanziamento) per la copertura del fabbisogno di mezzi per la
gestione dell’azienda;
– nell’impiego dei mezzi finanziari per l’acquisizione dei fattori produttivi durevoli e non durevoli
(investimento);
– nell’attuazione dei processi della trasformazione dei fattori produttivi in prodotti
(produzione economico–tecnica);
– nella vendita dei prodotti (disinvestimento) al fine di ottenere i mezzi finanziari da immettere
nuovamente nel ciclo indicato.

La gestione, che si esplicita delle predette fasi, che devono essere fra loro coordinate, deve tendere a
realizzare l’equilibrio, che può essere di tre tipi:
– equilibrio economico, che fa riferimento ai costi, ai ricavi e al reddito, e che consiste nella
capacità dell’azienda di remunerare tutti i fattori produttivi, compreso il capitale apportato dal
titolare o dai soci, senza alterare l’equilibrio finanziario. In altri termini l’equilibrio economico si
ha quando i ricavi superano i costi di un importo che rappresenta almeno il reddito atteso dagli
azionisti o soci o dal titolare;
– equilibrio finanziario, inteso quale capacità dell’azienda di far fronte ai propri impegni finanziari
con i mezzi provenienti dal capitale proprio, dai finanziamenti e dai ricavi, senza pregiudicare gli
altri equilibri.
Quando si fa riferimento alle operazioni aziendali intese come fonti (acquisizione di mezzi finanziari) e
impieghi (investimento degli stessi), si ha il vero e proprio aspetto finanziario, mentre quando si fa
riferimento ai trasferimenti di mezzi monetari di pagamento (incassi e pagamenti), si ha l’aspetto monetario;
– equilibrio patrimoniale, inteso come il risultato finale dei due equilibri in precedenza indicati,
e quindi come la capacità dell’azienda di conservare e migliorare l’aspetto patrimoniale.
Le analisi si denominano reddituali o economiche se tendono ad accertare l’equilibrio economico o certi suoi
aspetti; sono finanziarie se tendono ad accertare l’equilibrio patrimoniale o aspetti particolari dello stesso.
I tre aspetti della realtà aziendale sono concatenati e non del tutto scindibili, e pertanto, anche i tre tipi di
analisi sono non sempre facilmente distinguibili.
Gestione economica, gestione patrimoniale e gestione finanziaria sono tre aspetti inscindibili dell’unica realtà
d’impresa, nella quale le disponibilità finanziarie che provengono dalle fonti di finanziamento sono investite
in attività patrimoniali (capitale fisso o capitale circolante) necessarie per sviluppare il processo produttivo e
distributivo dei prodotti al fine di pervenire, attraverso la contrapposizione dei ricavi e dei costi, al
conseguimento del profitto.
Difficoltà di ordine finanziario riducono la possibilità di effettuare investimenti e quindi le stesse prospettive
reddituali dell’azienda. Difficoltà di ordine economico possono portare a difficoltà di ordine finanziario e ad
alternare gli equilibri patrimoniali. Una buona redditività consente una politica di sviluppo senza alterare la
situazione finanziaria.
Spesso la distinzione fra i vari aspetti della gestione è di tipo temporale. Infatti, costi e ricavi procedono a una
velocità diversa rispetto ai flussi finanziari (l’acquisto di un’immobilizzazione tecnica può comportare un
flusso finanziario in uscita immediato, mentre il costo si ripartisce fra le serie di esercizi interessati all’impiego
dell’immobilizzazione). Ma anche i flussi finanziari procedono a velocità diversa, a seconda che si riferiscano
al sorgere dei crediti e dei debiti o invece alle entrate e uscite di cassa. Come si nota l’esame dei vari aspetti
della gestione è importante per conoscere le conseguenze delle singole operazioni sui vari equilibri aziendali.
Le aziende non possono fermarsi al solo esame dell’aspetto economico della gestione ma devono
attentamente valutare anche l’aspetto finanziario e quello monetario, il che significa che non devono solo
considerare la fattibilità economica dei programmi (che cosa fare), ma anche i tempi di realizzazione dei vari
progetti (quando fare).

I vari aspetti in cui la gestione può manifestarsi impongono di effettuare le analisi relative a tali aspetti, ma
l’unitarietà della gestione porta a evidenziare che le analisi integrano sovente le differenti specie, perciò i
vari aspetti sono spesso difficilmente separabili.

RICLASSIFICAZIONE DEL BILANCIO
Come abbiamo detto il Bilancio ha l’importante funzione di fornire informazioni sull’azienda.
Il primo passo da fare, ai fini della valutazione per indici e per flussi della situazione economica, finanziaria e
patrimoniale dell’azienda, è quello di procedere innanzitutto ad una riclassificazione del Bilancio. Questa
operazione consiste nell’aggregare e raggruppare i molteplici valori del Bilancio per interpretare meglio
l’andamento dell’impresa.
Detto questo veniamo alla parte tecnica, indicando il modo di rielaborare i due prospetti del Bilancio:
Situazione Patrimoniale e Conto Economico.

Riclassificazione Stato Patrimoniale
(metodo finanziario)

Situazione patrimoniale al 31.12.20…
AttivoPassivo
Immobilizzazioni:materialiimmaterialifinanziariecrediti > 12 mesi  ATTIVO FISSO (AF)  Cap. Sociale (CS)
Riserve
Utile d’esercizio (R)
(Perdita d’esercizio)
  PATRIMONIO NETTO
(PN)
Magazzino e rimanenzeSCORTE (S)(disponibilità)     ATTIVO CIRCOLANTE (AC)Mutui passivi
TFRDeb >12 mesi
Altri Debiti a m/l termineFondi per rischi ed oneriFondo imposte
   PASSIVO CONSOLIDATO (PL)
Crediti entro 12 mesiRatei e risconti attiviTitolo a reddito fisso
Altri crediti
 LIQUIDITA’ DIFFERITA (Ld)
Depositi e cassa LIQUIDITA’ IMMEDIATA (Li)Debiti entro 12 mesiRatei e risconti passivi PASSIVO CORRENTE
(PB)
TOTALE ATTIVITA’ (A)TOTALE PASSIVITA’ (P)

Il criterio di riclassificazione elenca le voci in attivo in ordine di liquidità crescente e quelle in passivo in ordine di esigibilità crescente.

Le attività sono divise in due grandi tronconi: Attivo fisso, in cui vanno tutte le immobilizzazioni, e attivo circolante, diviso a sua volta in: scorte, crediti (liquidità differita) e liquidità (immediata).

Le passività sono distinte in voci del patrimonio netto o capitale proprio (sono i finanziamenti interni), passività consolidate (sono tutti i debiti oltre l’anno) e passività correnti (sono i debiti con scadenze entro l’anno). I debiti consolidati e correnti rappresentano insieme i finanziamenti di fonte esterna (da terzi), che chiameremo Capitale di Credito (CC).

Il totale delle attività è sostenuto dai finanziamenti ottenuti ossia dalle fonti di finanziamento rappresentate dal passivo dello SP. Esse possono essere rappresentate dalla gestione (autofinanziamento), dai soci (aumento capitale ecc.) o i terzi (fonti di debito). Per avere un equilibrio le fonti di finanziamento devono corrispondere (chiaramente non nel senso matematico ma ragionevolmente) per durata agli impieghi.

La riclassificazione del conto economico

Considerazioni generali sulla riclassificazione del conto economico

La riclassificazione del conto economico può essere fatta secondo diversi criteri, a seconda dei risultati informativi che si vogliono ottenere.

La riclassificazione del conto economico è sempre  fatta utilizzando la forma progressiva, per evidenziare i risultati intermedi che interessano l’analisi. I risultati che possono essere evidenziati con le varie rielaborazioni, e il cui significato sarà esplicitato di seguito, sono i seguenti:

–  utile lordo

–  valore aggiunto (in sigla VA);

–  margine operativo lordo (in sigla MOL o EBITDA);

–  reddito operativo (in sigla RO), denominato anche MON (margine operativo netto) o EBIT;

–  risultato della gestione atipica;

–  risultato della gestione finanziaria;

–  risultato ordinario prima delle imposte (in sigla ROAI);

–  risultato della gestione straordinaria;

–  reddito prima delle imposte (in sigla RAI);

–  reddito netto (in sigla RN).

Per le analisi di bilancio si utilizza  una delle seguenti configurazioni di conto economico, tenendo presente che le diverse configurazioni dipendono dalle modalità di raggruppamento delle varie voci relative ai costi e ai ricavi:

– a costo del venduto e ricavi;

– a margine di contribuzione;

– a valore aggiunto e a margine operativo lordo (MOL o EBITDA);

– a zone o aree gestionali;

– a valore e costi della produzione.

Si tratterà dapprima dello schema legale previsto dall’art. 2425 codice civile, che è l’ultimo indicato, per poi passare a esaminare le altre possibili configurazioni di conto economico studiate dalla dottrina e utilizzate dalla prassi. Per ciascuna si evidenzierà il particolare carattere informativo.

Si prenderanno, infine, in considerazione gli schemi previsti dallo Iasb. Il valore informativo è rappresentato dalla caratteristica dei risultati parziali messi in evidenzia grazie ai diversi raggruppamento di voci.

Tutti gli schemi di riclassificazione hanno in comune il principio fondamentale della separazione tra gestione caratteristica (detta tipica) e extra caratteristica. Da segnalare che la riclassificazione a valore della produzione e a valore aggiunto è quello più utilizzato poiché più rispondente al criterio di classificazione per natura delle poste dettato dal codice civile.

La riclassificazione del conto economico dell’art. 2425 codice civile

Lo schema legale del Conto Economico è quello rappresentato dall’art. 2425 cc.

Nello schema al valore della produzione rappresentato dai ricavi dell’attività ordinaria, dalle capitalizzazioni per costruzioni interne e dalla variazione delle scorte dei prodotti, semilavorati, prodotti in corso di fabbricazione e servizi in corso di esecuzione, si contrappongono tutti i costi della produzione. Restano esclusi gli oneri e i proventi finanziari, quelli tributari, i proventi e gli oneri straordinari. Si ottiene così un risultato parziale che si avvicina al reddito operativo.

Non si tratta di reddito operativo per la presenza di alcuni costi e di alcuni ricavi la cui natura non è molto chiara (accolti in due voci a carattere residuale) e della svalutazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali (compresa nei costi della produzione), che è da considerare al di fuori del concetto di reddito operativo.

Si hanno poi i proventi e gli oneri finanziari, le rettifiche di valore di attività finanziarie, i proventi e gli oneri straordinari e, infine, le imposte.

Si tratta quindi di un conto economico che richiede qualche elaborazione (soprattutto per determinare il reddito operativo) prima di poter essere impiegato per le analisi.

Anche per il conto economico si riassumono nella figura 2.11 i collegamenti fra il conto economico dell’art. 2425 (l’unico liberamente disponibile per l’analista esterno del bilancio) e il conto economico per l’analisi.

Collegamenti fra il conto economico dell’art. 2425 c.c. e quello da utilizzare per l’analisi

+             Risultato della gestione caratteristica o reddito operativo (RO o EBIT)

A  Valore della produzione (voci da 1 a 5)

– B  Costi della produzione (voci da 6 a 14)

+/-          Risultato della gestione finanziaria

C  Proventi e oneri finanziari (voci 15,16,17 e 17 bis)

D  Rettifiche di valore di attività finanziarie (voci 18 e 19)

=             Risultato della gestione ordinaria

+/-        Risultato della gestione straordinaria

E  Proventi e oneri straordinari (voci 20 e 21)

=             Utile prima delle imposte

–              Gestione tributaria

22 Imposte sul reddito dell’esercizio

=             Utile netto di esercizio

Sovente si determina un reddito operativo “rettificato” tenendo conto degli oneri finanziari impliciti nel costo degli acquisti, oneri che vengono quindi aggiunti al risultato operativo e considerati componenti negativi del risultato della gestione finanziaria. Analogamente si procede per gli interessi attivi impliciti nei ricavi di vendita. Si ricorda che la forma più corretta di conto economico da utilizzare ai fini delle analisi prevede la deduzione distinta delle imposte sul risultato ordinario e su quello straordinario.

Conto economico a valore aggiunto e a margine operativo lordo

Questo modello, oltre ad essere il più utilizzato per la riclassificazione del CE, è quello che utilizzeremo per la nostra analisi.

Il conto economico a valore aggiunto e a margine operativo lordo (MOL) è una configurazione, di recente impiego, molto utile per evidenziare la creazione di ricchezza da parte dell’azienda (valore aggiunto) e per collegare gli aspetti economici con quelli finanziari del conto economico.

Il margine operativo lordo è, infatti, il risultato economico operativo espresso in termini finanziari e quindi, in sostanza, l’autofinanziamento della gestione caratteristica.

Il MOL è considerato un dato importante soprattutto nelle trattative sindacali, perché è un dato non influenzato da quelle che sono state spesso definite politiche di bilancio, connesse con gli ammortamenti,e con gli accantonamenti ai fondi spese e rischi futuri. E’, infatti, un risultato intermedio il cui solo elemento non oggettivo è rappresentato dalla valutazione delle scorte.

Esso può essere ricostruito anche sulla base del conto economico di cui all’art. 2425 codice civile.

Riclassificazione Conto Economico a valore aggiunto

CONTO ECONOMICO A VALORE AGGIUNTO
 Ricavi netti
  (+) Altri ricavi
  (+/-) variazione rimanenze di prodotti finiti
  (+) Costi capitalizzati
A) Produzione dell’esercizio
  (-) Acquisti di merce
  (-) Acquisti di servizi
  (-) Godimento beni di terzi (affitti/leasing)
  (-) Oneri diversi di gestione
  (+/-) variazione di rimanenze di materie prime
B)  Costi della produzione 
 VALORE AGGIUNTO (A+B)
  (-) Salari, stipendi e contributi
  (-) Accantonamento al TFR
  (-) altri costi del personale
C) Costo del lavoro
MARGINE OPERATIVO LORDO (A+B+C) = EBITDA
  (-) Accantonamenti al FSC
  (-) Altri Accantonamenti
  (-) Ammortamento beni materiali
  (-) Ammortamento beni immateriali
D) Accantonamenti e ammortamenti
RISULTATO OPERATIVO NETTO (A+B+C+D) = EBIT
  (-) Oneri finanziari
  (+) Proventi finanziari
E) Saldo gestione finanziaria
REDDITO CORRENTE
  (-) Oneri straordinari
  (+) Proventi straordinari
F) Saldo gestione straordinaria
RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE
  (-) Imposte e tasse
 G) Oneri tributari
 RISULTATO NETTO

La forma scalare del Conto Economico ha il grande vantaggio di fornire alcuni risultati intermedi, molto
interessanti per comprendere l’andamento dell’impresa. In particolare, la complessa gestione è divisa in tre
aree:
– Gestione caratteristica (relativa all’attività tipica dell’azienda)
– Gestione finanziaria (relativa agli interessi sui capitali dati e presi in prestito)
– Gestione straordinaria (relativa alle operazioni una tantum, non rientranti nella normale attività
imprenditoriale, come per esempio l’alienazione di cespiti)
I risultati intermedi riferiti a questi tre grandi settori danno informazioni importantissime, perché permettono
di scomporre il risultato finale (utile o perdita) nelle sue componenti principali e individuare quindi l’area
sulla quale eventualmente intervenire.
Inoltre, nella gestione caratteristica, è evidenziato un altro interessante risultato intermedio, che è il margine
lordo, con il quale si quantifica il dato grezzo del ricarico sulle vendite, ottenuto dalla differenza tra fatturato
e costo del venduto (costo del venduto = esistenze iniziali + acquisti – rimanenze finali).
La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata nel prossimo numero della newsletter

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